venerdì 23 settembre 2016

SALVO D'ACQUISTO: UN VERO EROE ITALIANO



Ciao a tutti/e,
la nostra è un epoca strana. Un periodo dove gli eroi per giovani ed adulti sono calciatori, tronisti, cantanti e tante altre persone che di eroico hanno ben poco. Questa cosa, a dire il vero, mi ha fatto molto riflettere, in quanto, eroe si può definire una persona, che ha fatto qualcosa di eccezionale, magari ha salvato o aiutato tante persone. E proprio in questi giorni, ho ricordato una storia di un uomo che è andato persino oltre il concetto di essere un semplice eroe. Vorrei raccontarvela, proprio per portarvi a riflettere, su ciò che è diventata oggi la nostra società.
Vi parlerò di un uomo, ma sarebbe più giusto dire un ragazzo, che si chiamava Salvo D'acquisto, un vero eroe italiano.
Ogni volta che penso a questo uomo, mi commuovo per la grandezza del suo cuore.

Salvatore, detto Salvo, nacque a Napoli il 15 ottobre 1920. Ricevette un educazione cristiana studiando dai salesiani. La fede, forse, fu un qualcosa che gli entrò dentro e gli crebbe con gli anni.
A 19 anni, entrò nel corpo dei carabinieri e dopo un pò(a soli 20 anni), partì in guerra per la Libia, a combattere la seconda guerra mondiale. Tornò in Italia nel 1942 e superò il corso di sottoufficiali a Firenze. Diventato vice brigadiere, fu trasferito alla stazione dei carabinieri di Torrimpietra, in provincia di Roma.
Chi lo ha conosciuto, lo descriveva come un ragazzo di poche parole ma, sempre disponibile ad aiutare chi aveva bisogno. L'amico dei sogni insomma, sempre pronto a schierarsi al fianco di chi desidera un aiuto o semplicemente di essere ascoltato.

Purtroppo, a quei tempi c'era la guerra e l'Italia era occupata dai nazisti che dopo il proclama di Badoglio, divennero spietati. Del resto c'era confusione e i tedeschi, all'epoca, si sentivano semi dei o chissà cosa, comunque superiori alle persone di differente etnia o nazionalità.
Il 22 settembre del 1943, un gruppo di soldati tedeschi che ispezionavano alcune scorte di munizioni ed armi, vennero colpiti dall'esplosione di una bomba a mano. Morirono due soldati e due rimasero feriti. I nazisti subito gridarono all'attentato ma, probabilmente, la bomba esplose perché quei ragazzi tedeschi, commisero qualche errore ed esplose per un caso fortuito.
Il comandante del reparto tedesco, si recò subito nella caserma dei carabinieri, dove trovò il giovane Salvo(il maresciallo in quel momento era assente) e ordinò a lui di indagare e trovare i colpevoli. In caso contrario, ci sarebbe stata una rappresaglia che consisteva nel fucilare 22 italiani innocenti.

Il vicebrigadiere indagò, ma di incidente si trattò, di conseguenza, colpevoli non ce n'erano.
Venne portato con i 22 ostaggi nella piazza centrale di Polidoro(dove si erano stabilizzati i soldati nazisti). I tedeschi, fecero scavare una fossa a tutti i prigionieri. Le loro intenzioni non erano buone, quindi il giovanissimo vice brigadiere, che all'epoca dei fatti aveva solo 23 anni, decise di tornare a parlare con il comandante, che gli chiese senza possibilità di replica, i nomi dei colpevoli, in cambio della liberazione sua e degli ostaggi.
Salvo, avrebbe potuto dare un nome a caso, magari di qualche delinquente comune. Non si sa cosa si dissero il carabiniere ed il comandante tedesco ma, fatto sta, che i 22 ostaggi vennero liberati subito e lui rimase li, davanti a quella fossa che aveva scavato con i suoi amici.

Forse chissà, si sarà ricordato dell'insegnamento evangelico che dice: non c'è sacrificio più grande del donare la vita per i propri amici, o forse semplicemente, per quel senso del dovere che un carabiniere ha quando indossa quella gloriosa divisa. Fatto sta che dovette dire al comandante tedesco che il colpevole dell'esplosione era lui.
L'ultima persona che lo vide, raccontò di un uomo che affrontò la morte non solo con coraggio, ma anche con la testa alta verso il cielo che stava per accoglierlo. La affrontò con la dignità che molti in quell'epoca, avevano perso. Si sentì un urlo soltanto: "Viva l'Italia!" Poi si udì la scarica dei mitra e si racconta, che un graduato tedesco sparò un ultima volta con la sua pistola quando era già a terra.

Ora riposa nella Basilica di santa Chiara a Napoli. Ha avuto la medaglia al valore militare e la chiesa cattolica ha aperto un processo di beatificazione.
Un ragazzo così è raro, forse è unico. Un eroe(ho ripetuto spesso questa parola ma non ce ne sono altre per descriverlo) sacrificatosi per gli amici e per la sua patria. Un uomo che meriterebbe di essere ricordato nei secoli. Ha accettato il suo sacrificio con l'umiltà di un cristiano e la dignità di un carabiniere. Alcune cronache narrano una sua frase che fa commuovere solo a leggerla: "Se muoio per altri cento, rinasco altre cento volte! Dio è con me e io non ho paura!".
Quando pensiamo agli eroi, pensiamo a lui, perché questo giovane carabiniere ha provato a cambiare il mondo e in parte ci è riuscito. Ha avuto il coraggio di scegliere. Continuare la sua opera spetta alle nuove generazioni.
A presto.

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